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BANCA DEL TEMPO


Ha ragione Maria Antonella Cocchiara quando afferma:
"Spesso la storia di un'associazione si identifica con quella delle persone che l'hanno ideata, voluta, realizzata e che continuano ad esserne l'anima. È questo certamente il caso della Banca del Tempo di Alì Terme, nata dall'entusiasmo e dalla caparbia insistenza di Nina di Nuzzo, una casalinga sessantenne divisa tra l'attività, ormai occasionale, di sarta e la cura della casa e dei suoi cari, tra i quali molti nipotini. "

"Nina è una donna semplice, una nonna giovane, ma un po' all'antica. Di quelle che si sentono realizzate ricoprendo tale ruolo e sono un aiuto prezioso per i loro figli. Però non è soltanto questo. Nina è una specie di vulcano, di torrente in piena che rompe gli argini. In poche parole: una forza della natura. Una che, quando si innamora di un'idea, pur di realizzarla incalza, irrompe, travolge, trascinando con sé tutto quanto le venga incontro o le si frapponga come ostacolo."
Ed è questa la Nina di Nuzzo che mi è capitato di conoscere un giorno di metà febbraio del 1997. Al telefono. Pochi giorni dopo la puntata di Speciale Tg1, trasmissione condotta da Bruno Mobrici e dedicata alle Banche del Tempo. Dopo averla vista Nina si è rigirata nel letto per tutta la notte in attesa dell'alba e, poi, si messa in caccia per riuscire ad aprire una banca ad Alì Terme. Per prima cosa, voleva saperne di più. Poi, desiderava la cassetta con la registrazione della trasmissione televisiva. La Rai non gliel'ha fornita, ma le ha dato il mio telefono. Le è parso tutto più semplice, "perché, diceva, se la faccio vedere capiscono meglio". Invece l'Osservatorio poteva aiutarla soltanto in altri modi.
Daniela, la mia collaboratrice, non riusciva a convincerla. E così, quando l'ho sentita alle prese con la quarta o la quinta telefonata, ho risposto io. Lungo il filo correva la voce squillante di una donna decisa, ma di fronte alla perentorietà (a volte mi 'scappa' ) del mio rifiuto, Nina ha infine desistito. Si rese conto che non sarei andata in giro per Roma a cercare chi mi duplicasse una cassetta. Sentii la delusione e mi dispiacque, ma ero certa che si sarebbe rifatta viva.

E, infatti, di Nina di Nuzzo non ci si libera tanto facilmente! Mi chiese il dossier di materiali che l'osservatorio offre a chi vuole creare una Bdt. Le segnalai anche la Guida pubblicata da Franco Angeli, poi, per un po' di tempo, non seppi più nulla. Fino a quando non ricevetti una lettera dove mi raccontava che ce l'aveva fatta: insieme ad un gruppo di persone aveva fondato la banca ad Alì Terme. Le telefonai e la sentii felice.

 

 

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Approfittò subito per invitarmi all'iniziativa pubblica di alcuni giorni dopo. "Per ora no", le risposi "verrò tra qualche mese quando sarete cresciuti".
L'ho conosciuta di persona a Roma, insieme a Maria, un'altra socia della banca aliese, in occasione del convegno dell'ottobre 1997 per le banche del centro-sud. Me la sono vista venire incontro con un sorriso furbo, un po' trattenuto, quasi temesse di importunarmi. Invece è stata amicizia a prima vista.Fu in quel momento che decisi di farle una sorpresa. Pochi giorni dopo il convegno le spedii la tanto desiderata cassetta con la trasmissione televisiva. Mi costò un intero pomeriggio in giro per Roma alla ricerca del negozio che me la duplicasse. Ma bastò a ripagarmi la scoppiettante telefonata che seguì al suo recapito. Mi fu definitivamente chiaro che avevo di fronte una donna appassionata e generosa. Una donna semplice con il culto dell'amicizia e dell'ospitalità.

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